Di fronte a un pubblico coinvolto e attento, con il Tempio di Pomona alle spalle, lo scrittore francese Philippe Vilain si confessa attraverso uno studente, anzi attraverso “Lo studente”: “l’opera si configura come una storia di vita pensata, un’autobiografia intellettuale di chi si mette in gioco e riflette sulla propria esistenza”. Vilain racconta un’esperienza personale di riscatto, di trasformazione morale, sociale e intellettuale: l’ascesa da “ragazzo di strada” a ottimo studente, attraversando un percorso in cui la lettura ha agito come contropotere, come forza liberatrice capace di rompere i legami del determinismo sociale. “La letteratura mi ha salvato”, afferma con fermezza. “La non lettura è una prigione a cielo aperto”. Il suo è il racconto di un transfuga di classe: un nomade sociale che ha vissuto la sua giovinezza in un contesto svantaggiato, tra il fallimento scolastico, le tensioni familiari, il rifiuto della cultura fino all’amore per la letteratura e alla relazione sentimentale, intensa e complessa, con la nota scrittrice Annie Ernaux. “Lo studente” è un atto di coraggio narrativo, che illumina la possibilità di ridefinirsi attraverso la parola e di cambiare notevolmente un destino segnato. Una testimonianza che svela le fragilità del sistema sociale e ci ricorda che ogni vocazione è un’arma contro l’invisibilità.
Francesca Lo Schiavo III D
Priscilla D’Agostino III D
Liceo Tasso Salerno