“Si fa l’amore anche con un abbraccio” 

Questa è una delle frasi che viene citata nel libro C’era l’amore a Sarajevo (Mondadori) dell’autore Gigi Riva. L’incontro è condotto da Oscar Buonamano che inizia subito a leggere al pubblico alcune righe dell’arrivo a Sarajevo del protagonista Carlo, il quale, era stato invitato dai suoi vecchi amici, conosciuti nel periodo della guerra tra Serbia e Bosnia tra il 1992 e il 1996, a festeggiare il trentesimo anniversario dalla fine della guerra. L’autore ha, poi, spiegato il perché dell’amore verso Sarajevo spiegando che, essendo un inviato, ha vissuto le stesse esperienze dei bosniaci entrando in empatia con loro e la stessa capitale e, poi, perché all’autore ha colpito il fatto che, nonostante la guerra, durante l’assedio il popolo bosniaco è stato comunità e molti di loro ricordando quel periodo brutale come uno dei migliori della loro vita perché hanno provato emozioni che prima e dopo la guerra non hai mai più provato.

Gigi ha, inoltre, raccontato il suo periodo da inviato durante la guerra. Un periodo per lui molto importante, probabilmente all’apice della sua carriera giornalistica, perché riusciva a capire veramente chi lui fosse grazie anche all’adrenalina che la guerra può generare. A causa di ciò ti aggrappi alla vita come non lo hai mai fatto prima. Continuando l’incontro, l’autore ha raccontato un aneddoto con una donna bosniaca Ljubiza, la quale, dopo che le è stato portato continuamente cibo, chiede che le sia portato un profumo. Qui, nella donna, l’autore riconosce che per lei era più importante il superfluo che il necessario rivendicando la propria identità umana nonostante la guerra schiacci le persone soltanto ad un istinto di sopravvivenza. L’autore specifica, inoltre, che la Sarajevo multietnica non esiste più e si aggrappa alla figura di Jagoda che gli ricorda la moglie di Ulisse, Penelope, che la notte disfa la tela per non sposarsi con i proci, perché vuole evitare un matrimonio di convenienza. Lei rappresenta il germe della speranza: c’è una nuova generazione che riuscirà a portare Sarajevo alla sua vera essenza. 

Claudio Santoro – Liceo Tasso Salerno