C’era un tempo in cui Salerno era una città «dove le donne sparavano», le strade erano un basolato di ghiaia pressata dai rulli a vapore – polvere d’estate, fango d’inverno – e il baricentro urbano si stringeva tra il Teatro Verdi e la stazione ferroviaria. Nell’ambito di Salerno Letteratura, la passeggiata narrativa guidata dallo scrittore Carmine Mari ha trasformato i vicoli e le piazze in una macchina del tempo, partendo dal Caffè Letterario Bar Verdi per ricostruire la mappa di una città d’inizio Novecento sospesa tra grandi ambizioni industriali e dimensioni provinciali. All’epoca, con appena 40 mila abitanti, la zona del Carmine era campagna aperta, la salita dei Principati era un viale costellato di eucalipti e l’attuale Corso si chiamava via Caracciolo.

Eppure, dietro quell’apparenza paciosa in cui il cavallo era ancora il mezzo più utilizzato, Salerno vibrava di modernità. C’era la prima linea del tram per Cava de’ Tirreni inaugurata nel 1909, il relax d’élite alle Terme Campione e il boom del cinematografo, che in città avrebbe svezzato Elvira Notari, destinata a diventare la prima e più importante regista donna d’Italia. Soprattutto, c’era un cuore economico internazionale e dinamico: il monopolio del gas in mano ai francesi, l’acqua e le centrali elettriche gestite dagli inglesi, e le grandi filande dei protestanti calvinisti svizzeri, senza dimenticare lo sfondo perenne del monumentale cementificio oltre il fiume Irno.

Il motore e l’ossessione di questa “Età dell’Oro” era però il porto commerciale, specchio di una comunità che cercava disperatamente di uscire dall’ombra della vicina Napoli. Nelle pagine del suo romanzo Hotel D’Angleterre, Mari descrive perfettamente questa Salerno di inizio secolo, una città che «si svegliava con il fischio delle sirene dei piroscafi e il fumo delle ciminiere, tesa nello sforzo di diventare grande, divisa tra la fatica dei vicoli e l’eleganza dei nuovi caffè». Un sogno di riscatto e di espansione che, tra la memoria della sciagura navale della Stabia e i primi documentari di cronaca rosa, si sarebbe interrotto bruscamente solo con le mazzate della guerra italo-turca e del primo conflitto mondiale, lasciando però intatta la memoria di una Salerno fiera, dinamica e rima d’eterno.

Carolina Esposito IVE,
Liceo T Tasso