Durante la sesta giornata della tredicesima edizione del festival Salerno Letteratura, si è tenuta la premiazione del concorso Salerno libro d’Europa. I finalisti Munir Hachemi, autore di Cose ViveTom Hofland, autore de Il Cannibale e Lucie Faulerovà, autrice di Io sono l’abisso sono stati guidati da Daria Limatola, presidente dell’associazione Duna di Sale.

Lucie Faulerovà, risultata poi supervincitrice, ha spiegato il processo di elaborazione del suo romanzo. Si tratta di un racconto che parla di una giovane donna, Marie, la quale attraverso un viaggio in treno ripercorre le tappe che hanno segnato la sua vita. Nel libro vi sono tanti rimandi al futuro e ritorni al presente quasi confusi, tanto intensi da far commuovere il lettore: “Ho scritto dei frammenti come mi venivano, come avevo voglia di scriverli. Non ho seguito un ordine cronologico, li ho scritti come mi venivano in mente, sapendo che poi avrei dovuto trovare la chiave per riordinarli”.

Lucie Faulerovà ha raccontato l’abisso: “Sicuramente l’abisso è una parte importante di me, esattamente come per la protagonista Marie, che pensava di dovergli sfuggire per non farsi inghiottire. Più importante dell’abisso c’è l’amore per la vita, un amore che aiuta a vedere il mondo con più colori”.

Dopodiché, Munir Hachemi ha presentato Cose vive, un libro che narra la storia di quattro ragazzi spagnoli, che arrivando in Francia iniziano a lavorare in allevamenti in cui accadano episodi mostruosi. Munir parla del tema della spersonalizzazione dell’uomo, della sua alienazione a causa di contesti lavorativi tossici. “Questi quattro giovani studenti si ritrovano catapultati nel mondo del lavoro. Si sentono più vicini ai polli che ai capi dell’azienda, così entrano nello stesso circolo di sofferenza degli animali dell’allevamento”. Hachemi propone una soluzione alla disumanizzazione dell’uomo nel mondo lavorativo: “Più tempo libero da dedicare alla vita privata, sarebbe un primo passo per sciogliere il nodo”.

Infine, Tom Hofland ha tracciato un quadro generale del libro Il Cannibale. Si parla di un racconto che mette in luce l’estremismo del capitalismo moderno, attraverso la rappresentazione di un lavoro crudele all’interno di una causa farmaceutica. “Purtroppo c’è la questione del culto della spietatezza secondo cui nella vita personale puoi mostrarti gentile, mentre nella vita di lavoro devi essere crudele. Tutto questo risulta normale”. Lo scrittore, riguardo al tema della spersonalizzazione dell’uomo sul lavoro, ha detto: “Il primo passo per risolvere la problematica, sarebbe sradicare la convinzione che la vita privata e lavorativa vadano scisse”.

Lorenza Di Benedetto