La quinta giornata della tredicesima edizione del festival Salerno Letteratura, è stata caratterizzata dall’incontro di tre autori, finalisti del Premio Letteratura d’Impresa. Durante l’evento, promosso da Festival Città Impresa-ItalyPost, si è esaminata la possibilità di incrementare la crescita culturale attraverso la produzione di una moderna cultura d’impresa.
A dare il via a quest’ultimo: Antonello Sada, Presidente Confindustria Salerno; Andrea Prete, Presidente Unioncamere e CCIAA di Salerno e Vincenzo Boccia, Past President Confindustria. Sono gli importanti professionisti appena citati, ad aver esposto notevoli considerazioni riguardanti il tema della letteratura d’impresa.
Rispetto alla motivazione per cui l’impresa dovrebbe prendere a cuore il desiderio di un’esponenziale crescita della letteratura, Vincenzo Boccia ha detto: “Secondo me, se vogliamo davvero lavorare alla legittimazione sociale del ruolo delle imprese, dobbiamo costruire una capacità di racconto. Questa, nel nostro Paese, può essere utile a far capire quanto sia importante la centralità delle persone. Ciò può essere fatto attraverso la letteratura”.
Successivamente, Antonello Sada ha spiegato come siano cambiati i requisiti fondamentali ricercati nelle imprese del Mezzogiorno. Difatti, il Presidente Confindustria Salerno ha sottolineato: “Quando facciamo interviste a chi vuole lavorare nell’azienda, badiamo molto non solo alla competenza tecnologica, ma anche a quella trasversale: le soft skills. Oggi abbiamo acquisito un ruolo sociale che una volta non c’era. Oggi, più che ai fatturati, badiamo alla sostenibilità”.
Infine, Andrea Prete ha messo a punto un personale bilancio sulla tredicesima edizione del festival Salerno Letteratura: “Nel Mezzogiorno è l’evento di maggiore rilevanza. Credo che la strada tracciata non possa che essere percorsa e migliorata”.
Dopo un prologo caratterizzato dall’esposizione di intense idee all’avanguardia, c’è stata la presentazione dei libri di Chiara Bianchi, Marco Ferrante e Roberto Mania. I tre testi, seppur diversi, hanno tutti lo scopo di puntare una lente di ingrandimento sulle dinamiche interne al mondo imprenditoriale. Chiara Bianchi ha presentato Il canto della fortuna. In questo libro si racconta la storia del grande visionario Angelo Rizzoli, uomo che con profonda determinazione ha raggiunto vette più alte di quelle che immaginava potesse scalare. A questo proposito, Chiara Bianchi ha detto: “La visionarietà del personaggio sta nel circondarsi di personaggi che sanno come funziona il mondo della cultura, che sanno cosa desidera il popolo. Lui recepisce, ascolta e cerca di soddisfare tutte quelle esigenze”.
Roberto Mania, scrittore del saggio Capitalisti silenziosi, ha spiegato con attenta analisi di punti deboli e di forza, come l’Italia continui ad essere sempre sul pezzo nel campo imprenditoriale: “La famiglia è diventata un elemento di forte competizione, i valori famigliari sono diventati elementi per rafforzare le imprese. Credo si sia consolidato un nuovo modello di sviluppo capitalista attraverso un forte elemento di competizione: il territorio”.
Infine Marco Ferrante, con il romanzo Ritorno in Puglia, si è esposto sul tema della migrazione e del turismo della Puglia dei tempi: “Si parla di turismo, ma molti credono che sia un elemento di sottrazione di identità con il quale rinunci a ciò che sei”.
L’incontro, condotto da Antonio Calabrò, è stato utile a far scoprire come la letteratura possa aprirsi a qualsiasi settore sociale, in questo caso l’impresa. Facendo ciò, oltre a rendere i meccanismi imprenditoriali più conosciuti, avrà un nuovo modo per arricchire sé stessa di nozioni da recepire e tradurre in racconto.
Lorenza Di Benedetto