“Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che capitano soltanto quando si è giovani, caro lettore. Il cielo era così stellato, così luminoso, che dopo averlo contemplato veniva naturale chiedersi se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili e scontrosi.”

Una notte meravigliosa, quella che ha chiuso il festival, in cui Paolo di Paolo ha accolto l’estate raccontando “Le notti bianche”. Siamo stati tutti stregati, catturati da una lezione tanto stimolante, che, come fossimo tra i banchi di scuola, ha portato molti a prendere appunti.

La raffinatezza delle parole di Dostoevskij ci fa battere il cuore a distanza di quasi due secoli e ci immergiamo nella Pietroburgo del 1848.

L’io narrante è un sognatore che cerca una via di fuga dalla realtà circostante, un uomo che si accorge di essere solo in mezzo a tanti.

L’incontro con Nasten’ ka arriva “come un sogno” e ha il suono di “Ragazzo Triste” di Patty Pravo. L’attrazione del protagonista per una sconosciuta deriva dall’esigenza di abbandonare la propria solitudine per immergersi in una vita altrui che, forse, è migliore della propria.

Poi, il sogno d’amore viene interrotto, commenta con dispiacere Paolo di Paolo, lasciando spazio a malinconia, celebrando “l’anniversario delle sensazioni”, il conforto in memoria di emozioni d’amore che il sognatore non vivrà mai.

Paolo di Paolo ha svelato il finale, sulle note di Incoscienti Giovani di Achille Lauro, perché si ha il vantaggio di vedere che le “Notti Bianche” sono possibili solo da giovani.

Sara D’Urso III H,
Lucrezia Napoleone III D
Maria Elena Comeglio III E

Liceo Tasso