“Ho iniziato a scrivere trent’anni fa, ma sento di cominciare ogni giorno. Questa è una storia che parla di me, parla della letteratura, parla di noi”. Nell’atrio del Duomo risuona forte la voce di Melania Mazzucco, che quest’anno ha aperto il festival con una meravigliosa prolusione intitolata “Il momento di dire una parola”.
L’autrice ci lancia un forte messaggio di denuncia, un invito a opporre resistenza di fronte a chi pone dei limiti alla nostra libertà. “Quando il potere ti toglie la possibilità di essere letto, ascoltato, compreso, anche discusso e contestato, di fatto, ti uccide”. La scrittrice ricorda l’appello del poeta russo Chodasevič: “Non bisogna costringere il poeta a fare a meno dei versi … meno scrivi, meno desideri scrivere… non rinunciate, NON ABIURATE”.
Un invito a non farsi calpestare, a non tacere, anche quando sembra conveniente rimanere in silenzio. “I libri sono sempre stati temuti quanto le armi”. Nonostante di fatto la letteratura sia disarmata, esercita il potere disarmante di toccare le coscienze, ispirare il cambiamento, fare breccia nel cuore delle persone.
“Il potere vincerà davvero solo quando le persone non leggeranno più”. Sì, perché una società senza libri è una società priva di giudizio critico, priva di un pensiero autonomo, obbligata a omologarsi e quindi facilmente manipolabile da chiunque voglia condizionarla. “In faccia ai potenti e ai superbi, la letteratura ha illuminato coscienze, alimentato speranze, cambiato l’esistenza di singoli individui e collettività”.
In faccia ai maligni e ai superbi andiamo alla ricerca della verità per essere liberi, senza censure, senza confini: solo grazie alle parole ascoltate, lette, scritte.
Grazie a Melania Mazzucco per aver “detto una parola” e averci ricordato quanto sia importante far sentire la nostra voce in mezzo al muto frastuono che ci circonda.
Sara D’Urso III H Liceo Tasso