Che fine ha fatto l’egemonia culturale? A Salerno Letteratura, l’incontro con Andrea Minuz, autore di Egemonia senza cultura. Storia sentimentale di un’ossessione italiana (Silvio Berlusconi Editore), condotto da Gennaro Carillo, si trasforma in un’analisi tanto lucida quanto ironica dei nostri tic nazionali. Un’ossessione tale che persino il nome della casa editrice, per ammissione dell’autore, ha finito per spaventare e paralizzare parte della critica, incapace di andare oltre il pregiudizio.
Nell’era di TikTok, parlare ancora di egemonia rischia di imprigionare il dibattito in schemi vecchi, rivelando un Paese nostalgico e incapace di guardare al presente. Eppure, quell’ideale continua a muoversi tra noi come uno zombie ingombrante.
Il saggio attraversa i luoghi simbolo di questa “ossessione”, a partire da icone della sinistra intellettuale come Walter Veltroni. Definito da Minuz una sorta di “uomo del Rinascimento” per la naturalezza con cui ha saputo spaziare tra cinema, letteratura e politica, Veltroni rappresenta quel monopolio della narrazione che la destra non è mai riuscita a scalfire: la rivincita di una sinistra che, non riuscendo a conquistare stabilmente il governo del Paese, ha preso il governo della cultura, creando una dinastia capace di dettare il gusto della borghesia.
Un mondo speculare a quello costruito per decenni dalle pagine de La Repubblica, baluardo di un’Italia che voleva sentirsi “dalla parte giusta”, leggendo i libri giusti e guardando i film giusti, ma dietro la cui facciata illuminista – rivela l’autore attraverso i racconti dei giornalisti – si nascondevano timori, contraddizioni e un radicato patriarcato.
Oggi quel centro stabile di orientamento è andato perduto, polverizzato dagli algoritmi e dalla frammentazione dei media. La cultura pop si è rifugiata nei talk show, dove “gladiatori” catartici fanno caciara per rassicurare lo spettatore, farlo sentire intelligente e alzare lo share. Schiavo del controllo e della burocrazia intellettuale, il nostro panorama culturale sembra paralizzato. Ne emerge uno spazio anarchico dove l’egemonia non esiste più, ma la sua parodia continua a ossessionarci. Dopotutto, come ricorda Minuz, l’Italia resta forse l’unico Paese in cui vivono e comandano ancora i morti.
Carolina Esposito IV E
Liceo T. Tasso.