È nell’Italia del boom economico, nel pieno degli anni ‘60 che è ambientato “Le Dirimpettaie”, il nuovo romanzo di Serena Bortone, ispirato ai ricordi di sua mamma, impersonata da una delle protagoniste stesse, Tina, donna che dopo il matrimonio si è trasferita dal suo paesino in Costiera ad un condominio romano di Talenti, nel quale ha conosciuto le altre coprotagoniste del romanzo: Gabriella e Maria; queste tre donne rappresentano, ognuna in modo diverso, i cambiamenti e le rivoluzioni dell’Italia del ‘900, che è un po’ la quarta protagonista del libro, in un arco che va dagli anni ‘60 fino all’inizio del nuovo millennio parlando del ‘68, delle proteste femministe e della televisione, perché è stato grazie al piccolo schermo che la figura della donna è diventata più di un oggetto del marito o del padre, basti pensare a persone come Raffaella Carrà, Oriana Fallaci o Elvira Manotti, presente nel libro con lo pseudonimo di Irene, una femminista che si avvicina a Tina e le fa scoprire una realtà diversa dalla sua in cui esistono anche altri ruoli per le donne che non siano quelli di moglie e madre.
L’incontro si è tenuto nel Museo Diocesano e, insieme a Francesca Salemme, la Bortone ha parlato di questo libro come di un grande ricordo, quello di sua mamma e delle donne che l’hanno cresciuta. Afferma di averlo scritto con lo scopo di realizzare un’epopea delle vite di queste donne, poiché per rendere qualcosa epico non servono i miti o i mostri greci come siamo abituati, ma basta crearsi da sé il proprio destino auspicando alla felicità, che per lei risiede nella dimenticanza.
La dimenticanza è rappresentata da quegli istanti di vita in cui, per un istante appunto, ci si dimentica di tutto ciò che ci circonda come la famiglia, il lavoro o i nostri problemi e nulla si introduce nella nostra mente facendoci abbandonare ad un senso di pace totale.
Ciò accade quando siamo magari davanti un tramonto, un prato verde e rigoglioso o l’abbraccio di qualcuno a noi caro, lì dimentichiamo tutto quello che è inutile e siamo solo noi e la nostra anima.
In un’epoca in cui stare in casa come casalinghe non era una scelta ma destino, per questa donne un cambiamento (come può essere il trasferirsi o il matrimonio) non dominato da nessuno ma soltanto dal destino, è aver vissuto in libertà, ed è quello che le tre protagoniste cercheranno durante il romanzo: la libertà di essere e sentirsi ciò che vogliono, accompagnate dai cambiamenti di un’Italia in fermento, come la legge sul divorzio o l’abolizione del diritto d’onore, passi importantissimi per un paese che sempre di più sembra star tornando indietro.
Anna Cozzi IVC Liceo Tasso Salerno