Durante la terza giornata del Salerno Letteratura Festival, nelle sale antiche di Palazzo Fruscione, la voce di Roberto Ippolito ha riportato Oscar Wilde al centro della scena, come una figura che continua a chiedere ascolto oltre il tempo. Presentando Wilde come se (Sem Feltrinelli) nell’incontro Innocenza selvaggia: il romanzo di Oscar Wilde, condotto da Barbara Cangiano, l’autore ha spiegato che il libro “nasce da una documentazione rigorosissima, ma vuole restituire emozione, non solo cronaca”.
Ippolito intreccia due destini che la storia ha fatto convergere nella stessa prigione: quello di Charles Thomas Wooldridge, soldato dei Blues di Windsor condannato a morte per l’omicidio della moglie, e quello di Oscar Wilde, travolto dal processo per “grave indecenza”, privato della libertà, della dignità, della voce. “Sono due reietti che si sfiorano come navi nella tempesta”, afferma l’autore, evocando l’immagine che guidò Wilde nella stesura della Ballata del carcere di Reading. La conduttrice sottolinea come il romanzo “mostri un Wilde diverso, non l’esteta dei salotti, ma l’uomo ferito, capace di vedere la crudeltà del sistema penitenziario”. Ippolito ricorda episodi che sembrano scolpiti nella pietra: il silenzio imposto, la punizione inflitta quando Wilde viene sorpreso a parlare, la tessera della Biblioteca Nazionale ritirata nel 1895 e restituita simbolicamente al nipote solo nel 2025.
Attorno a Wilde si muove una costellazione di figure: Arthur Conan Doyle, il Principe di Galles, Robert Ross — “grazie al quale conosciamo gran parte della sua vita letteraria”, afferma Ippolito. Appaiono come in una carrellata cinematografica, ognuno fermo davanti all’obiettivo della storia. Eppure, pur restando un romanzo storico, il libro vibra nel presente. Amnesty International ha registrato nel 2025 il più alto numero di esecuzioni dal 1981. “Ci sono ancora molti che vogliono fermare il mondo che va avanti”, osserva l’autore, ricordando che un terzo dei paesi mantiene la pena di morte e un terzo criminalizza l’omosessualità.
Wilde, ridotto in povertà ed esiliato in Francia, emerge così come una figura di innocenza selvaggia: non l’ingenuità, ma la forza fragile di chi continua a credere nella dignità umana. Una voce che, come afferma Ippolito, “non smette di interrogarci”.
Francesca Lo Schiavo IV D
Priscilla D’Agostino IV D