“Il cuore desto avrà parole”, è così che ha iniziato l’incontro lo scrittore Roberto Ferrucci, accompagnato dall’accurata ed accattivante conduzione della prof.ssa Ester Cafarelli, che ha portato alla memoria del pubblico l’insegnamento di Alfonso Gatto, tema centrale del Salerno Letteratura Festival. Ferrucci ha parlato della bravura di Daniele Del Giudice, che è stato per lui un mentore, un amico e un punto di riferimento. Quest’ultimo ha scritto, in particolare, Lo stadio di Wimbledon, firmato da Italo Calvino e poi pubblicato anche in Francia e in Germania; il libro, in più, presenta tracce del cinema di Fellini. Ferrucci ha sottolineato più volte che Daniele Del Giudice è stato uno degli autori più importanti del secondo novecento e degli ultimi decenni, ed ha conquistato i lettori con il suo animo sopraffino. L’autore merita di essere letto, perché è una punta di spicco insieme ai suoi contemporanei Umberto Eco, Alberto Moravia e Leonardo Sciascia.
A proposito della tecnologia, Daniele Del Giudice diceva “Gli oggetti saranno sempre meno materia e sempre più luce”, era a favore della scrittura veloce perché “non cambia tutto: solo la percezione dei sentimenti”. Negli ultimi anni di vita, l’autore ha provato un sintomo terrificante per uno scrittore: perdere le parole, a causa della demenza precoce. Questo evento ha stimolato l’interessante riflessione di Ferrucci e della prof.ssa Ester Cafarelli, che hanno notato che il rapporto con la scrittura sta perdendo contatto con noi stessi. In Nel museo di Reims, Del Giudice ha voluto esprimere l’importanza della curiosità, di “trattenere l’immagine” di luoghi non visitati, di riuscire a descrivere accuratamente un personaggio. L’incontro si è concluso con una riflessione sociologica: si pensa costantemente al “cosa” e mai al “come” di una qualsiasi cosa: il contesto è importante e si rischia di alterare il rapporto tra scrittura e lettura.
Lucrezia Napoleone IVD, Liceo classico Torquato Tasso