Rispondendo alla domanda della conduttrice Annalisa Guida, riguardo a come mai avesse deciso di raccontare di Giovanna, Valeria Parrella pronuncia queste parole: «Lessi gli atti del processo a Giovanna D’Arco nel tribunale dell’Inquisizione, nel quale l’avrebbero condannata al rogo. Le risposte di questa ragazzina sono state per me straordinarie, e ho pensato a quante donne potrebbero essere “sotto processo” in questo momento, quante potrebbero essere condannate al rogo, pertanto ho deciso di scrivere questo libro».
Con la redazione de La Ragazzina, data la grande folla avutasi al suo evento nell’ultima giornata di Salerno Letteratura alla Chiesa dell’Addolorata, e visto il suo raggiungimento in qualità di finalista al Premio Campiello, si può indubbiamente dire che l’autrice è riuscita nel suo intento. Il libro non è una biografia storica, ma un racconto che riempie tutti i vuoti che la storiografia non è riuscita a colmare.
In esso sono presenti fatti immaginati come realmente accaduti, e lei ce li racconta partendo dai discorsi magnifici in preghiera di Giovanna a Dio, a San Michele o a Santa Caterina: “Fa’ sì che io sia all’altezza dei sogni che ho”; oppure fatti storici autentici come il personaggio di Hauviette, che dovette fare da testimone al processo di revisione 25 anni dopo aver assistito alla morte della migliore amica d’infanzia.
Alla domanda della conduttrice: “È stato faticoso per lei questo processo di scrematura storica?”, Valeria Parrella risponde: ”Sentivo il bisogno di ritornare a studiare per staccare dal lavoro, per questo la mia è stata tutt’altro che fatica”.
Michele Loparco IID, Liceo Classico Torquato Tasso