I PADRI E I FIGLI. FANTASMI KAFKIANI NELLA LETTERATURA ITALIANA DEGLI ANNI VENTI
Lectio magistralis di Matteo Palumbo
Introduce Giorgio Sica
Meridiano K, la sezione dedicata a Kafka, si apre con la lectio di un grande italianista, Matteo Palumbo. Il quale tuttavia non affronterà il tema delle presenze kafkiane o del kafkismo più o meno consapevole di scrittori del nostro Novecento (valga per tutti il Goffredo Parise de Il padrone), ma quello dei fantasmi, dei rapporti non documentabili sul piano storiografico.
È sul fantasma per eccellenza, quello amletico del padre, che Federigo Tozzi e Italo Svevo ‘incontrano’ Kafka, stabilendo con lui una misteriosa corrispondenza a distanza. Una corrispondenza nella distanza che richiama il ‘metodo’ di un altro celebre primogenito novecentesco, anche lui capace come pochi altri di deludere le aspettative paterne: Aby Warburg. Se poi si considera che Svevo legge Kafka e che di Kafka si vale Giacomo Debenedetti per interpretare Tozzi, ecco che i conti tornano.
