Esattamente 240 anni fa, Johann Wolfgang von Goethe preparava il suo Grand Tour in Italia per immergersi nella cultura classica. Oggi, nell’era della globalizzazione, i veri eredi di quel viaggio formativo sono i 489 studenti stranieri dell’Università di Salerno, protagonisti dell’evento “Sguardi sul mondo attuale – Caffè Europa”. Condotto da Linda Barone e Nicoletta Gagliardi, l’incontro ha celebrato i finalisti del concorso “Citizens of Europe”, che hanno reinventato il tour goethiano ambientandolo proprio a Salerno. Questa iniziativa nasce dal bisogno profondo di dare una forma concreta al concetto di cittadinanza europea, un sentimento tutt’altro che scontato che i ragazzi costruiscono vivendo e integrandosi nel tessuto cittadino, ben oltre le mura del campus.
Questo legame viscerale con il territorio si è rafforzato soprattutto dopo il buio della pandemia, che aveva costretto gli studenti all’isolamento di uno scambio a distanza. Il ritorno alla vita reale ha spinto i giovani a fare rete nelle piazze e persino su piattaforme digitali create per unire italiani e stranieri in base alle passioni comuni. È il superamento di quel timore iniziale che accompagna ogni partenza, ma che poi si trasforma nel desiderio di non tornare più a casa. Di questo viaggio interiore, fatto di tappe che sono prima di tutto esperienze umane, parla “Casa Erasmus” (Betti editrice), il libro di Giusy Rossi, ospite speciale e Ambasciatrice Erasmus.
Il volume, nato proprio durante i mesi del lockdown, racconta la “casa” sia come l’appartamento fiorentino in cui l’autrice accoglieva gli studenti, sia come ideale di fraternità universale. In un presente scosso da troppi conflitti geopolitici, Rossi ha lanciato un monito potente sulla necessità della pace: «Non si può immaginare una guerra con gli amici fatti in Erasmus», ha ricordato, rievocando un viaggio nei Balcani dove ha toccato con mano le cicatrici della storia. Un messaggio di accoglienza che si riflette perfettamente nelle parole dei ragazzi premiati. Emblematico il testo di una studentessa tedesca che, superando i cliché, ha paragonato la sua Essen a Salerno: «Volevo vedere la città non attraverso gli avvertimenti o i pregiudizi sulla criminalità». È la dimostrazione che il viaggio, oggi come ai tempi di Goethe, resta l’unica vera “educazione sentimentale” capace di abbattere i muri, perché, come concluso dai ragazzi, «la vita non annuncia il suo arrivo quando finalmente ne fai parte».
Gabriella Raimondi Liceo Tasso Salerno