Alcuni lo conoscono come Major Tom, altri come Ziggy Stardust e altri ancora come Aladdin Sane, negli articoli su di lui viene chiamato ancora adesso “Duca bianco” ma questi sono solo pochi esempi dei molteplici personaggi che David Bowie ci ha donato nella sua lunghissima carriera; un autore in grado di incarnare perfettamente le paure e i dubbi della società in cui viveva a seconda del periodo, per esempio in brani come Under Pressure e Let’s dance riuscendo a far immedesimare milioni di persone nelle sue mille identità…ma perché questo bisogno di creare continui alter ego di se stessi arrivando addirittura ad uccidere i precedenti (per esempio l’uccisione Ziggy Stardust sul palco dell’Hammersmith Odeon a Londra), senza mai fermarsi a un solo personaggio?
È di questo che si è parlato all’incontro all’Arco Catalano condotto da Giorgio Sica con Massimo Palma, ricercatore, critico musicale e autore del libro Desiderare Bowie (edito da Nottetempo), in cui Palma indaga la vita e la carriera musicale dell’artista non da fan sfegatato, ma con un occhio critico e filosofico per approfondirne la figura, sicuramente particolare ma non per questo non affascinante e cerca di capire cosa sta mimando David Bowie in ogni fase della sua carriera.
Bowie viene descritto come un Proteo moderno: anche lui è un mostro multiforme in grado di mutare in continuazione, ma perché ciò? Ovviamente non è da escludere il motivo commerciale, è certo che una nuova identità, legata anche ad un nuovo genere, avrebbe portato i fan sia ad apprezzare il nuovo personaggio, che a rimpiangere quello precedente (alla larga potremmo paragonare questa vena commerciale e questo legame dei fan col mutare continuo di Bowie alle diverse ere di Taylor Swift); ma c’è anche un altro motivo, che però sopraggiunge da una domanda: Perchè il bisogno di mascherarsi? Forse per scappare da qualcosa per paura impersonando qualcuno simile ma non uguale a noi? Magari per scappare alla vita comune che conduceva prima di chiamarsi David Bowie, infatti il suo stesso nome è un’identità a parte essendo quello vero David Jones (nome comunissimo nel Regno Unito).
Le varie identità di Bowie, hanno tutte idee distanti e diverse l’una dall’altra, esempio celebre è il Duca Bianco, personaggio che fa parte della parentesi fascista di David Bowie in cui non si faceva problemi a parlare di Hitler come di una rockstar e a fare il saluto romano in pubblico, giustificando il tutto dalla grave dipendenza da cocaina con cui stava lottando in quegli anni e dando la colpa di quelle uscite pubbliche al Duca Bianco stesso, come se non fosse stato lui a parlare ma un essere a sé stante che non può controllare.
Ma anche in quello Bowie stava criticando la società in cui viveva, infatti il Duca Bianco rappresenta il clima politico della Gran Bretagna in quegli anni, in cui l’estrema destra stava salendo al potere grazie al National Front.
Ma è con il suo ultimo personaggio che si chiude la grande parabola di David Bowie: Button Eyes, che non è solo la fine della carriera, ma anche dell’artista, che infatti morirà soltanto due giorni dopo l’uscita di Blackstar, il suo ultimo album; è infatti come se con quest’ultimo mettesse in scena la sua morte che è infatti il tema principale dell’album per simboleggiare la fine di tutto.
La vita di David Bowie sembra uno di quei film d’avventura che non penseresti mai siano reali e quando scopri che sono tratti da storie vere rimani a bocca aperta, durante l’incontro Massimo Palma ha raccontato tantissimi aneddoti sull’elefante del rock, riuscendo a disegnare la linea temporale di una vita affascinante proprio come chi l’ha vissuta.
Anna Cozzi IVC – Liceo Tasso Salerno